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Riflessione oltre i confini: stare empaticamente insieme scuola-famiglia. Autori: Rosaria Cancelliere, Maria Cristina Santandrea, Elisa Bernardi

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Riflessione oltre i confini: stare empaticamente insieme scuola-famiglia.

Autori: Rosaria Cancelliere, Maria Cristina Santandrea, Elisa Bernardi.

ISBN 9788885564022

Formato: 17x24cm

Pagine 58 con illustrazioni a colori.

45 disponibili

COD: 9788885564022 Categorie: , ,

Descrizione

Riflessione oltre i confini: stare empaticamente insieme scuola-famiglia di Rosaria Cancelliere, Maria Cristina Santandrea, Elisa Bernardi.

ISBN 9788885564022

Formato: 17x24cm

Pagine 58 con illustrazioni a colori.

SOMMARIO

          COME ARGINARE LA DISPERSIONE IL DIRITTO-DOVERE ALL’ISTRUZIONE E LE RILEVAZIONI PER IL CONTRASTO ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA IN ITALIA

UNA ESPERIENZA PER TUTTI: I.I.S. “I. MORRA” DI MATERA

LO PSICOLOGO SCOLASTICO: UN PROFESSIONISTA A DISPOSIZIONE (PUÒ E DEVE) DEGLI INSEGNANTI PER PROFESSIONE DI AIUTO E CURA DEI RAGAZZI – PROPOSTE SPERIMENTALI E SPERIMENTATE CONTRO LA DISPERSIONE

L’ALLEANZA SCUOLA-FAMIGLIA

DEDICATO ALLE FAMIGLIE: LA STRUTTURAZIONE DEL PENSIERO MORALE, COME MOMENTO NON SOSTITUIBILE DI EMANCIPAZIONE PERSONALE

L’ADOLESCENZA COME ULTIMA STAZIONE PER LA DEFINIZIONE DELL’IDENTITA’ (INTERVENTO SULLA PERSONA PER UN MAGGIORE COINVOLGIMENTO SUL SUO PROGETTO SCOLASTICO)

COSTRUZIONE DI UN’IMMAGINE CORPOREA DI SÉ REALISTA

LA SCOLARIZZAZIONE CON COSTANZA E CONTINUITA’ TEMPORALE: LE SPERIMENTAZIONI IN ATTO NEL NOSTRO PAESE

LA MEDIAZIONE SCOLASTICA: GESTIONE DEI CONFLITTI INTERPERSONALI PER UNA BUONA COMPETENZA COMUNICATIVA

LA SCUOLA COME LUOGO DI INCONTRI QUALIFICATI ED ANCHE DI SOCIALIZZAZIONE SECONDARIA

CLASSI APERTE E GRUPPI DI LIVELLO DI COMPETENZA

BONIFICARE LA SCUOLA DA INTRUSIONI DI UN CONTESTO DISAGIATO

AUTOEFFICACIA ACCADEMICA

ALUNNI SVANTAGGIATI E DIRITTO ALLO STUDIO: I DEFICIT SENSORIALI E COGNITIVI

SINDROME DI DOWN O TRISOMIA 21

LA SCOLARIZZAZIONE COME FENOMENO NON SOSTITUIBILE DI INTEGRAZIONE PER TUTTI GLI ESSERI UMANI

HIKIKOMORI: …un grido di protesta contro una società frenetica, feroce e soffocante, che non dà la possibilità di sbagliare, di essere diversi, di comportarsi al di fuori della logica del gruppo

 

PREFAZIONE di Maria Cristina Santandrea

L’adolescenza è la fase della vita in cui compare la coscienza della propria inadeguatezza alla vita di relazione e alla vita in generale, senza avere gli strumenti per contenerla. Nel bambino il senso di identità è costruito su un panorama solo esterno, mentre l’adolescente privilegia l’ascolto interiore, deformando spesso la sua visione di realtà attraverso un’autoreferenza, che male frequenta il dubbio. L’adolescente, ancora, ha abbandonato l’assunzione acritica di modelli di comportamento parentali, caratteristici della infanzia, per assumere, invece, comportamenti esasperatamente critici nei confronti dei genitori antagonizzando, quindi,il mondo degli adulti in generale. In particolare quegli adulti che rimandano ad un mondo normativo, tale mondo è anche quello della scuola. L’interiorizzazione della norma è quel fondamentale che fa la macroscopica differenza fra un adolescente ben socializzabile ed un adolescente scarsamente integrato e poco scolarizzabile. L’interiorizzazione della norma è un caposaldo di vita, poiché consente la fissazione di abitudini funzionali alla frequentazione di gruppi convenzionali e non convenzionali, partecipando sempre al clima emotivo degli stessi gruppi. Stando questi presupposti si può sviluppare il senso di appartenenza, necessario per ogni adolescente, poiché funziona come rafforzativo della sua identità giovane e lo soccorre in termini affettivi.

Questo è il necessario momento di emancipazione personale che renderà l’adolescente in grado di monitorarsi sull’ascolto degli altri uscendo dalla gabbia dell’autorefenza. Bene hanno fatto le due autrici ad occuparsi di una pluralità di temi (spesso problemi) che si affrontano giornalmente a scuola. Sono persone che hanno fatto interessanti esperienze sul campo, guadagnandosi così un necessario ascolto. Hanno anche fatto progetti di sperimentazione, questo prova che non si sono limitate a gestire l’esistente. Si sono occupate della dispersione scolastica con particolare attenzione alla analisi delle varie modalità di contrasto della medesima, connettendosi con le anagrafi delle regioni, con le rilevazioni integrative sulle scuole, studiando l’alternanza scuola lavoro, valutando anche la formazione professionale e l’apprendistato. Hanno anche posto particolare attenzione a quegli alunni “a rischio abbandono” avendo loro le necessarie competenze per una corretta osservazione della realtà psicologica degli allievi. Dopo l’auspicabile sintonia fra scuola e famiglia che, come abbiamo detto, si snoda sul rigore della regola( non è facile trovare questo tipo di alleanza ,come sa ogni persona che insegna), le autrici hanno valutato le sperimentazioni con lo psicologo in classe. Una figura professionale, quello dello psicologo appunto, che può colmare i conflitti del dialogo scuola famiglia, che può creare rete con i servizi sociali di territorio(la scuola, i professori non possono gestire in solitudine tutti i comportamenti dei giovani), che può indurre una capacità di ascolto reciproco genitori e professori. La stessa figura professionale può analizzare con i docenti le modalità di apprendimento dei ragazzi nelle varie fasi di età . Lo psicologo non può e non deve essere chiamato solo quando si sono evidenziati eventi traumatici. Anche l’Università, nelle facoltà di psicologia, dovrebbe dare più spazio all’applicazione scolastica e ai suoi approfondimenti piuttosto che orientare i giovani colleghi troppo sulle cliniche.

Da poco tempo si sente parlare di genocidio culturale di una generazione, quella giovane e giovanissima. Certo la spiegazione non è univoca, ma certamente se si valutano attentamente le storie di disagio si trova (quasi una costante) una descolazzazione nei fatti e una famiglia che non si è messa in rete con la scuola, quasi annullando la capacità educativa e di socializzazione di quest’ultima. Sempre le autrici, trattano temi che rimandano al percorso dell’emancipazione personale dei ragazzi, intuendo che i percorsi di introspezione sono possibili solo con una scolarizzazione che evochi l’introspezione stessa (basti pensare a tutte le discipline che interessano la poetica, i miti, la storia ecc). Tale coscienza di sé è vicina alla capacità di autocritica, fondo emotivo del pensiero morale. Una buona scuola sa intercettare il bisogno di visibilità dei giovani che, in quanto tali, hanno spesso la vita progettata da altri per loro e da qui lo “scivolamento” in relazioni conflittuali con il mondo degli adulti. II progetto di mediazione e di gestione dei conflitti esplicita una sperimentazione che apre, da parte della istituzione scolastica, una nuova finestra sul contesto sociale, anche extra scolastico. Non meno importante è conoscere i comportamenti dei giovani in luoghi non “protetti”, cioè senza la presenza di adulti. L’analisi, poi, degli episodi di bullismo porta i bravi insegnanti ad avere grande attenzione ai gruppi ed alle dinamiche di socializzazione che li sottendono, poiché la classe, il gruppo sportivo, la parrocchia rappresentano ” l’ingresso in società “. Capacità di astrazione, processi ideativi che partono da esperienze ludiche pratto-gnosiche sono, seppure sinteticamente, molto ben citati dalle autrici che tradiscono buonissima cultura psicologica, come si è già detto. Viene citata anche l’ultima patologia del comportamento giovane: hikikomori.

Non mancano poi note sui neuroni specchio (che rimandano al lavoro del Prof. Rizzolatti) sull’autismo e le sue origini che lo stesso Rizzolatti fa risalire ad una scarsa, o totale assenza di processi imitativi nella primissima infanzia.

Una ultima annotazione. Ho colto nelle due autrici, diverse per età ed esperienza personale, una straordinaria capacità empatica sostanziata dalla scelta dei temi funzionali ad una riflessione sui progetti educativi, ma quello che più conta, hanno tradito una passione per quello che fanno. Le passioni danno il senso al vivere e si trasmettono facilmente, creando incontri fortunati. Tutti noi ricordiamo i docenti appassionati della nostra vita, che hanno orientato le nostre idee, che hanno spinto i nostri interessi nei riguardi di alcune discipline e non altre. Per i giovani la passione da un significato allo studio ben diverso da quello sostenuto solo dal senso del dovere, ma sarebbe già bello pensare che ancora esiste il senso del dovere.

L’universo degli adolescenti è spesso un mondo oscuro, l’esperienza scolastica è irrinunciabile perché ne illumina grande parte.

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