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IL SOGNO DELLA PVF MATERA di O. Gurrado e C. Mangifesta edizioni magister 9788885564268

15,00

IL SOGNO DELLA PVF MATERA. Una città sul tetto d’Europa
a cura di Ottavio Gurrado e Consuelo Mangifesta
Prefazione di Jacopo Volpi
Postfazione di Gian Luca Pasini
Edizioni Magister, marzo 2020
Isbn: 9788885564268
192 pagine formato 17×24
rilegatura cucita in filo refe.
Con i racconti di:
Giorgio Barbieri, Massimo Barbolini, Nino Beccari, Guendalina Bu on, Maurizia Cacciatori, Elsa Carere, Caterina Cristallo, Beppe Cuccarini, Pierpaolo Damiani, Barbara Fontanesi, Paola Franco, Graziella Francolini, Giseli Gavio, Francesco Giordano, Mario Giordano, Francesca Giucastro, Rumiana Krasteva, Nino Lamanna, Barbara Leoni, Gregorio Lobefaro, Claudia Lo- pez, Annamaria Marasi, Milena Mazzilli, Francesco Montemurro, Stefania Paccagnella, Cinzia Perona, Donato Radogna, Caterina Romano, Gianni Schiuma, Michele Uva, Francesca Vannini, Jacopo Volpi, Henriette Weersing, Nada Zrilic.

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COD: 9788885564268 Categorie: ,

Descrizione

IL SOGNO DELLA PVF MATERA. Una città sul tetto d’Europa
a cura di Ottavio Gurrado e Consuelo Mangifesta
Prefazione di Jacopo Volpi
Postfazione di Gian Luca Pasini
Edizioni Magister, marzo 2020
Isbn: 9788885564268, euro 15,00

Il giornalista de «La Gazzetta dello Sport», Ottavio Gurrado, e la capitana della leggendaria PVF Matera, Consuelo Mangifesta, ricostruiscono la storia di una squadra che per prima hanno portato la città di Matera fuori dai confini nazionali. Un racconto corale realizzato con i contributi di tantissime protagoniste sul parquet e non solo. Un folto archivio giornalistico della voce nazionale sportiva, «La Gazzetta dello Sport», conclude il libro.

Il volume riporta interviste e testimonianze di:
Rumiana Krasteva
Nada Zrilic
Caterina Cristallo
Claudia Lopez
Paola Franco
Milena Mazzilli
Consuelo Mangifesta
Barbara Leoni
Francesca Giucastro
Guendalina Buffon
Annamaria Marasi
Giseli Gavio
Elsa Carere
Francesca Vannini
Cinzia Perona
Caterina Romano (Katia)
Stefania Paccagnella
Barbara Fontanesi
Maurizia Cacciatori
Henriette Weersing
Pierpaolo Damiani
Nino Beccari
Giorgio Barbieri
Francesco Montemurro (Ciccio)
Massimo Barbolini
Donato Radogna
Beppe Cuccarini
Gianni Schiuma
Nino Lamanna
Graziella Francolini
Gregorio Lobefaro
Michele Uva
Jacopo Volpi
Francesco Giordano Mario Giordano

Archivio giornalistico Gazzetta dello Sport

‹‹Mi spostai, ma ad un patto: avrei giocato a Matera un solo anno, per tornare al Nord l’anno successivo. Le cose, come tutti sappiamo, andarono un po’ diversamente. I primi due anni sono stati di ambientamento. Anche se, a dire il vero io, ad ambientarmi, ho impiegato molto meno. A me piaceva il fatto che sin dagli inizi, intorno alla squadra, ci fosse molta attenzione. C’era tanta gente in allenamento e tantissima alle partite. Magari la città, non o riva molto dal punto di vista dello svago, ma era perfetta per fare sport. Il calore, l’attaccamento e l’amore del pubblico (quasi morboso), spingeva noi atlete a fare sempre meglio e, alla Società, a far fare acquisti importanti. Così, nel giro di tre anni, Matera era diventata una delle formazioni più temibili del campionato. Io ero giovane, esuberante, sicuramente una promessa del volley, ma ancora una mina vagante dal punto di vista del rendimento. Anche se non troppo costante, ero però già stata eletta dal pubblico una delle atlete simbolo della squadra, grazie al mio temperamento, a volte eccessivo, ma sempre molto gradito al pubblico.
Non bisogna pensare che il mio rapporto con Matera sia stato sempre idilliaco. Il mio carattere, infatti, spesso mi ha portato ad avere degli atteggiamenti mal digeriti. Sia dalle mie compagne che dagli allenatori. Mi salvava solo il fatto che, in campo, io volessi sempre vincere. E anche con il pubblico non sempre sono state rose e ori. Li avevamo abituati bene, nel corso degli anni. Ogni volta che la squadra, oppure qualche giocatrice, me compresa, subiva una flessione, loro dagli spalti si facevano sentire a gran voce. E a loro infastidiva il fatto che io ero l’unica a rispondere in modo molto plateale alle loro polemiche. Ogni tanto nel corso della partita, oppure alla fine dei set, durante il cambio di campo, il pubblico poteva assistere a dei veri e propri siparietti fra me e la curva più calda dei tifosi. Però, alla ne, facevamo sempre pace e loro, con il passare del tempo, hanno imparato a rispettarmi. Io esigevo rispetto dal pubblico perché noi, a loro stavamo regalando qualcosa di straordinario. Qualcosa che, di lì a poco, li avrebbe fatti entrare nella leggenda dello sport nazionale ed europeo›› (Consuelo Manfifesta).

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