La Lucania a piedi - dallo Jonio al Tirreno

ESAURITO: IN ATTESA SECONDA EDIZIONE RIVISTA E AGGIORNATA

"La Lucania a piedi" dallo jonio al tirreno - cronaca, poesie, racconti. Autore: Nicola D'Imperio

Edizioni Magister, Matera. Agosto 2011

216 pagine a colori

ISBN 88-902017-8-9

€ 13,00

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13,00 €

Nicola D'Imperio

Disponibilità: in arrivo

Che cos’è questo desiderio improvviso e irresistibile di attraversare la Lucania da un lembo di mare all’altro? Uno dopo l’altro, il film di Rocco Papaleo e adesso questo libro di Nicola D’Imperio. È il richiamo di una terra silenziosa e schiva a mostrarsi. La Basilicata sembra quasi un giardino segreto dell’Italia, e D’Imperio, che nella vita non fa lo scrittore ma il gastroenterologo, ha scelto di tornarci, spinto dal bisogno di ritrovare le sue origini. Lui, che è un uomo di scienza e di tecnica, con questo viaggio sembra indurre il lettore a chiedersi se la modernità possa vivere senza l’identità e se quest’ultima sia o meno l’antidoto a una globalizzazione che annulla le differenze. Così ha lasciato a Bologna il suo camice da primario e, con le scarpe da trekking e la penna in mano, è tornato per qualche giorno nei luoghi della sua infanzia e ha ripercorso le strade di montagna, le stesse che rapivano i suoi occhi di ragazzino quando si tingevano di bianco. Aveva poco più di 18 anni il giorno in cui è salito sul treno che lo ha portato per sempre al Nord. Da allora è, sì, tornato giù altre volte, ma questo suo viaggio ha un sapore diverso: è il punto di arrivo di un percorso interiore fatto di avvicinamenti e allontanamenti da una terra che lo aveva costretto ad andar via, che sconta isolamenti storici ma che trasuda sacrifici, amore per il lavoro e accoglienza per lo straniero. È la Basilicata dolce e amara che accoglie e respinge. D’Imperio preferisce chiamarla Lucania, un nome che forse evoca meglio i casolari diroccati e i campi di grano, che profuma di sentieri antichi e dei versi di Sinisgalli. L’autore sembra quasi dipingerla con un pennello, la sua terra. Lui che è abile a imprimere sulla tela gli stati d’animo, i ricordi, come quelli che lo travolgono quando arriva al suo paese natio, Alianello, e percorre le viuzze che portano alla bottega del nonno sarto. Questo libro è soprattutto il risveglio, il bellissimo ed emozionante risveglio di una “lucanità assopita” ripercorsa passo per passo, dallo Jonio al Tirreno.

Tatiana Lisanti

Introduzione

Nelle sere fredde e nebbiose d’inverno, quando i negozi alla moda di Bologna sono chiusi e i passanti rari e silenziosi, mi piace camminare per le stradine e le piazze del centro e ammirare la città che conosco così bene e davanti alla quale,tuttavia, non smetto di emozionarmi, scoprendone ogni volta angoli e scorci nuovi,o semplicemente osservando spazi già noti da un’ottica continuamente diversa.E così resto incantato tutte le volte che mi trovo in piazza Santo Stefano ad ammirare le “Sette Chiese”, di cui mi sembra ogni volta di scoprire un particolare nuovo ed emozionante. Mi incanto in piazza Ravegnana, quando dalla base dellaTorre degli Asinelli cerco di guardarne la sommità, è una prospettiva da capogiro. Rimango ammirato in Piazza Maggiore, quella piazza che, per omogeneità e purezza di stili, continuo a considerare una delle piazze più belle d’Italia, che diventa suggestiva e misteriosa con la foschia e la nebbia delle notti d’inverno. Poi mi affascina il dedalo di stradine del quartiere ebraico, o quelle circostanti d ivia San Vitale o di Strada Maggiore. E quante volte mi sono soffermato a guardare dai colli, nelle giornate terse, le cime più alte dell’Appennino o, addirittura, le Alpi innevate o, di notte, il cielo stellato da Monte Donato; mi piace respirare i profumi della primavera e dell’autunno nei grandi parchi. Questa è la mia città da tanto tempo, da quando, a diciotto anni, sono venuto qui da Matera. La Lucania è una terra molto diversa da questa, con i problemi di tante regioni del sud, a volte dimenticata perché piccola, povera, scarsamente popolata; isolata perché in gran parte montuosa e lontana dalle grandi vie di comunicazione.Se ne parla quando c’è un terremoto o lo straripamento di qualche fiume che l’attraversa, o quando vi si vuole costruire qualche discarica, e poi ripiomba nel suo silenzio millenario. Ma forse proprio il suo isolamento geografico, storico,sociale, economico, pur producendo tante difficoltà alla regione e alla sua sparuta popolazione, ha prodotto su di essa alcuni effetti positivi... l’integrità diffusa dei principi morali, la semplicità della vita, l’assenza di criminalità organizzata, la buona conservazione del patrimonio naturale, storico e artistico, forse lungi dal competere per notorietà e valore con quello di altre regioni d’Italia, eppure ricco,originale e con legami ancora forti e ben evidenti con il tempo che l’ha generato. Avevo da anni il desiderio di conoscere meglio la regione in cui sono nato e nella quale ho vissuto l’età dell’infanzia e dell’adolescenza, conservandone ricordi splendidi e dolci. E per me, amante dei viaggi a piedi e infaticabile camminatore, quale migliore strada, per tornare a conoscere questa terra, per apprezzarla palmo a palmo, per scoprirne angoli e scorci nuovi, se non quella di percorrerla lentamente, a piedi, traversandola da un estremo all’altro? Questo progetto era nel cassetto da tempo. Lo scorso anno, quel Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, anch’egli lucano, mi ha dato la spinta per partire, insieme ai miei irrinunciabili compagni di camminate, Alberto Artelli, bolognese, e Federica Spagnoli, trentina. Abbiamo studiato il percorso che doveva toccare alcuni dei siti più significativi della Regione, abbiamo fissato le tappe giornaliere che dovevano avere una lunghezza media di 30 chilometri, abbiamo studiato il cammino che doveva evitare accuratamente il traffico automobilistico, abbiamo identificato le possibilità di alloggio per la notte presso alberghi o agriturismi o affittacamere e fatto le relative prenotazioni. Coniugare tutte queste esigenze non è stato facile ma con la nostra buona volontà e con l’aiuto di amici lucani, Mimmo Grasso, Lucio Lecce, don Pierino DiLenge, l’architetto Labanca e tanti altri ancora, e con la disponibilità della gente conosciuta al momento, siamo riusciti a realizzare questo progetto splendido e ambizioso. Preziosa si è rilevata la collaborazione di Sandro Bruno, medico di Matera, che ha fornito un appoggio logistico sostanziale per lo studio accurato, in loco, dell’itinerario. Abbiamo così scoperto una terra e una gente che, per tanti aspetti, penso sia sconosciuta anche agli stessi lucani, per la bellezza dei paesaggi, per l’apertura e l’accoglienza delle persone, per i valori umani che vi si percepiscono, per i legami dei luoghi con la storia, con la cultura e con la magia. Credo che solo un viaggio a piedi, come quello che siamo riusciti a compiere noi, attraverso la scoperta accurata e silenziosa del territorio, il contatto con la sua gente, l’immersione nei luoghi e nelle aree meno note e meno percorse della regione, possa far toccare con mano ciò che è davvero la Lucania. È quanto ho cercato di raccontare in queste poche pagine, che sono non soltanto il diario di un viaggio, ma anche la trascrizione di sensazioni, emozioni, ricordi, riflessioni su questa terra povera e amara, ma anche piena di ricchezza e di dolcezza, che abbiamo lentamente percorso da parte a parte. Nell’intimità e nell’isolamento spazio-temporale di quei giorni trascorsi a camminare in terra di Lucania, sono riaffiorate nella mia mente le storie, i racconti e le tradizioni popolari fatte della magia e della fantasia che improntavano la vita quotidiana delle persone fino a cinquant’anni fa e che, in qualche caso, ancora persistono. Oggi fa sorridere sentire parlare di malombre, briganti, folletti ed eventi miracolosi, ma non bisogna dimenticare che questi elementi, creati proprio perdare ragione a una vita difficile e agra, facevano parte integrante dell’esistenza e rappresentavano una via di uscita e un sogno collettivo che aiutavano la gente ad accettare la miseria, a dare un significato a cose ed eventi altrimenti inspiegabili per le conoscenze di allora, o ancora, in mancanza di risposte dalla medicina ufficiale, ad accettare formule magiche per guarire le malattie. Nei racconti riportati in queste pagine, così come in Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, in Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia e in Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi (questi ultimi ambientati nello stesso contesto dei miei racconti), la saga familiare si intreccia e diventa tutt’uno con le tradizioni e la magia dell’immortalità, legame tra l’uomo di ieri e quello di oggi. Queste righe, infine, sono un invito a coloro che avranno voglia di vivere un’esperienza non comune attraverso il rapporto con la natura e con l’uomo, a intraprendere questo viaggio, anche solo per alcune tappe, seguendo l’itinerario che abbiamo tracciato e descritto. Oltre che a piedi, il cammino raccontato nel libro è anche percorribile con una bicicletta da montagna… con l’augurio che sia un’esperienza splendida e irripetibile, come lo è stata per noi.

Nicola D’Imperio

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